“Imperfetti e credibili: perché l’errore sta diventando una strategia?”

Segnali dal Mercato, l’appuntamento mensile di PR B per chi vuole seguire e capire i trend del momento (fotocrediti Unsplash free / gilles-rolland-monnet)

Ci avete fatto caso? Ultimamente l’infallibilità non è più un valore. Nel marketing contemporaneo, l’errore – se dichiarato – può diventare un asset. Lo dimostra una nuova stagione di campagne che hanno abbandonato volontariamente la perfezione per puntare su trasparenza e autenticità (Burger King, KFC, AERIE, solo per citare i brand più noti). Non è solo una scelta narrativa: è una risposta a un cambiamento strutturale della fiducia dei consumatori.

Cosa sta succedendo?

Un articolo su Il Sole 24 Ore, pubblicato lo scorso 30 marzo 2026 (titolo ” Imperfetti e vincenti, gli errori diventano una leva di business”), evidenzia bene il passaggio netto dal marketing aspirazionale al marketing dichiarativo. Numerosi Brand globali iniziano a:

  • ammettere errori operativi o strategici
  • trasformare criticità in contenuto
  • sostituire la promessa con la presa di responsabilità

In questo scenario, l’imperfezione diventa riconoscibile e quindi memorabile. Non è più un difetto da nascondere, ma un elemento di differenziazione in un contesto saturo di messaggi levigati.

I dati da tenere sotto mano (fonte sempre Il Sole 24 ore)

  • Il 72% dei consumatori è più propenso a fidarsi di brand trasparenti ed etici
  • Il 62% acquista da aziende percepite come autentiche
  • Tra la Gen Z, il 72% considera più credibili le recensioni rispetto alla comunicazione dei brand

La direzione è chiara: la fiducia si costruisce sempre meno attraverso il messaggio e sempre più attraverso la percezione di autenticità.

Perché è un fenomeno rilevante (secondo la logica dello storytelling)?

Questo trend evidenzia il cambio di contratto tra brand e pubblico. Secondo McKinsey & Company, autenticità e fiducia sono oggi tra le priorità strategiche del marketing, segno di un passaggio da logiche di breve periodo a costruzione di relazione nel tempo. Parallelamente, cresce lo scetticismo del pubblico:

  • i contenuti dei brand sono meno credibili delle fonti indipendenti
  • influencer e advertising perdono centralità
  • aumentano le aspettative di coerenza tra dichiarazioni e azioni

In questo contesto, l’errore funziona solo se è verificabile, se è accompagnato da cambiamento reale e soprattutto se non appare costruito a tavolino. Il rischio opposto è il cosiddetto fail washing: ovvero l’errore usato come leva narrativa senza sostanza, con effetti potenzialmente controproducenti.

Cosa significa per chi comunica?

  • La trasparenza non è più opzionale: è un driver di fiducia e conversione
  • L’autenticità è un sistema, non un contenuto: richiede coerenza tra comunicazione e comportamento
  • Il controllo del messaggio si riduce: contano sempre più validazioni esterne e contenuti generati dagli utenti
  • L’errore va gestito, non costruito: funziona solo se nasce da un processo reale

Quindi, che cosa impariamo?

Nel marketing di oggi, non vince chi non sbaglia, vince chi decide quando – e come – raccontarlo.