Dai primi avvistamenti tra le acque di Favignana ai biglietti venduti un anno prima: il nuovo kolossal non è stato lanciato con una campagna pubblicitaria tradizionale, ma con uno storytelling finalizzato a trasformare ogni singolo annuncio in un evento. Vediamo come ogni fotografia rubata, ogni indiscrezione e ogni anticipazione hanno contribuito ad alimentare un’unica grande narrazione.
Foto in apertura: uno screenshot dal sito ufficiale di Odissey
Il 16 Luglio 2026 è arrivato nelle sale dei cinema l’ultimo film di Nolan, The Odissey, presentato dal suo autore come una nuova versione dell’Odissea di Omero. Inutile negarlo: più o meno lo aspettavamo tutti, anche perché l’arrivo in sala ha colmato un’attesa durata oltre un anno, da quando nei primi mesi del 2025 erano circolate le prime foto “rubate” dal set. Ovvero quelle della celebre imbarcazione di legno che era comparsa come dal nulla tra le acqua cristalline dell’isola di Favignana destando subito la curiosità di turisti e residenti. Gli scatti in poche ore avevano fatto il giro del mondo sui social scatenando mille congetture a cui aveva fatto finalmente seguito la verità: il celebre regista Christopher Nolan aveva scelto proprio l’isola siciliana per girare alcune scene del suo nuovo film ispirato al poema di Omero.
Da quel momento in poi ogni dettaglio della produzione diventa una notizia: dallo svelarsi delle location – non solo l’Italia, ma anche Grecia, Islanda e Marocco – agli avvistamenti del cast, dalle innovazioni tecnologiche adottate durante le riprese, fino alla vendita dei biglietti IMAX con un anno di anticipo: tutto concorre a costruire una mirabile narrazione dove nulla, ovviamente, è casuale.
Osservata nel suo insieme, la comunicazione costruita da Universal Pictures e dalla casa di produzione Syncopy rappresenta uno degli esempi più interessanti degli ultimi anni di marketing dell’intrattenimento, non tanto per il volume di contenuti prodotti, quanto per la capacità di controllare il ritmo della conversazione pubblica. L’impressione è che l’obiettivo fosse promuovere un film trasformandone l’attesa in un fenomeno di condivisione collettiva.
L’attenzione sul regista
La campagna inizia ben prima delle riprese. Quando Universal annuncia ufficialmente The Odyssey, le informazioni sono pochissime. Il film viene descritto come un “epic action mythic film”, senza anticipazioni sull’adattamento del poema o sull’impostazione narrativa. L’attenzione e le aspettative, infati, si concentrano soprattutto sul regista Christopher Nolan.
Reduce dal successo planetario di Oppenheimer, il regista Nolan gode di un capitale reputazionale difficilmente eguagliabile nel panorama cinematografico contemporaneo e la comunicazione sembra sfruttare proprio questa autorevolezza. Il messaggio implicito è semplice: se Nolan ha scelto l’Odissea, significa che sta preparando qualcosa di straordinario. È un esempio di branded reputation: il marchio principale non è il titolo del film o la trama, ma il suo autore.
Favignana: quando le fotografie dei turisti diventano comunicazione
Ma torniamo alle immagini delle navi costruite davanti alla costa siciliana: rappresentano probabilmente il primo vero momento virale della campagna. Normalmente una major cerca di limitare la diffusione di fotografie non autorizzate dal set. In questo caso, pur proteggendo i materiali più sensibili, la produzione sembra accettare che il racconto della lavorazione circoli spontaneamente e in modo apparentemente casuale.
Le fotografie vengono rilanciate dai quotidiani, dai siti specializzati, dai creator e dalle community di Reddit. Ogni nuova immagine genera ipotesi, analisi, confronti con il testo di Omero. Il film non è ancora arrivato nelle sale, ma la sua produzione è già diventata uno spettacolo, anzi lo spettacolo.
La comunicazione cambia così oggetto: non si promuove il prodotto finito, bensì il processo della sua realizzazione.

Le foto rubate delle navi e diventate virali in poche ore, diventano la prima vera campagna di promozione del film The Odissey. Foto crediti Mantas Hesthaven su Unsplash free
La tecnologia diventa parte della storia
Parallelamente prende forma un’altra narrazione che non riguarda Ulisse e l’Odissea ma il modo in cui il “materiale” viene realizzato e rielaborato. Le comunicazioni ufficiali insistono continuamente sul fatto che The Odyssey è il primo lungometraggio girato interamente con la nuova generazione di cineprese IMAX sviluppate in collaborazione con Nolan. Nel “racconto” si inizia a parlare soprattutto di innovazione tecnologica, di nuove macchine da presa, di formati pensati per valorizzare la proiezione cinematografica.
È indubbiamente la prosecuzione della strategia già adottata con Oppenheimer: il formato non è un dettaglio tecnico, ma diventa parte integrante della promessa fatta allo spettatore, con un messaggio molto chiaro: questo è un film che va visto al cinema.
Comunicare meno per ottenere di più
Uno degli aspetti più sorprendenti della strategia è la quantità estremamente limitata di materiali ufficiali diffusi nei primi mesi. Mentre molti blockbuster pubblicano trailer, clip, backstage, interviste e contenuti per alimentare costantemente gli algoritmi dei social network, Universal sceglie la strada opposta. Una fotografia, pochissimi fotogrammi, il trailer stesso quando finalmente viene rilasciato diventa un piccolo evento nell’evento.
Distillando con parsimonia e strategia le informazioni, ogni nuovo contenuto assume così un valore molto superiore rispetto a quello che avrebbe in una comunicazione tradizionale. Si può ben dire che la “scarsità” diventa uno strumento di marketing.
Il trailer “piratato”
La scelta più emblematica arriva, come dicevamo sopra, con il primo trailer. Invece di pubblicarlo immediatamente online, Universal decide di distribuirlo esclusivamente nelle sale cinematografiche prima delle proiezioni di altri grandi film. Il risultato è prevedibile: qualcuno registra il video con il proprio smartphone e le immagini, nuovamente, iniziano a circolare. Anche se la casa di produzione interviene chiedendone la rimozione, ormai il risultato è raggiunto: per giorni e giorni quotidiani, social network e forum discutono di un trailer che gran parte del pubblico non ha ancora visto.

Il primo trailer di The Odissey viene proiettato solo nelle sale cinematografiche e subito circolano i primi video “pirata”. Foto crediti di Adhitya Sibikumar su Unsplash free
Un cast svelato come una serie televisiva
Anche la gestione del cast segue una logica precisa. Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Charlize Theron, Lupita L’Yongo: i nomi non vengono presentati tutti insieme, ma distribuiti nel tempo e ogni annuncio riapre il ciclo mediatico. Infatti ogni nuovo ingresso genera articoli, discussioni e milioni di interazioni. In questo modo il casting smette di essere una semplice informazione produttiva e diventa uno degli strumenti principali della campagna.
La mossa che ha cambiato le regole
L’episodio destinato probabilmente a essere studiato nei prossimi anni arriva però con l’apertura delle prevendite. Universal mette in vendita i biglietti delle proiezioni IMAX 70 millimetri quasi un anno prima dell’uscita del film e l’apertura straordinaria delle prevendite causa addirittua il sovraccarico e il blocco dei server online, spingendo molti fan a fare i biglietti direttamente alle casse dei cinema. I numeri parlano chiaro: in sale iconiche come il BFI IMAX di Londra vengono venduti 28 mila biglietti nelle prime 24 ore, mentre in Italia la sala Energia di Arcadia a Melzo supera i 4 mila biglietti per il formato 70mm. La notizia, ancora una volta, viene ripresa in tutto il mondo e, paradossalmente, i biglietti diventano un contenuto mediatico più del trailer stesso.
Dal punto di vista della comunicazione è un capovolgimento interessante: non è la pubblicità a convincere il pubblico che il film sarà un evento, ma è il pubblico stesso che decide di dare fiducia prima ancora di sapere che cosa andrà a vedere.
Il principio della scarsità
Se si osservano insieme tutte le mosse della campagna emerge un filo conduttore molto preciso: la comunicazione non punta sull’abbondanza di contenuti ma sulla loro scarsità. Poche immagini, pochissime dichiarazioni o interviste, trailer distribuiti con il contagocce, dettagli centellinati e trasformati, ognuno, in un evento autonomo.
È una strategia che contraddice molte delle regole del marketing digitale contemporaneo, secondo cui l’attenzione si conquista pubblicando continuamente nuovi contenuti. Universal sembra aver seguito una logica diversa: nell’economia dell’attenzione il vero valore non nasce dalla quantità, ma dalla capacità di rendere ogni contenuto raro e quindi desiderabile.
Una lezione che va oltre il cinema
The Odyssey dimostra come oggi sia possibile costruire una conversazione pubblica senza saturare il pubblico di messaggi. La reputazione del regista, la mirabile gestione delle informazioni, il coinvolgimento spontaneo delle community online, la trasformazione della produzione in racconto e l’uso della tecnologia come elemento narrativo hanno creato un ecosistema comunicativo capace di mantenere alta l’attenzione per quasi due anni.
In un’epoca in cui marchi, aziende e istituzioni competono quotidianamente per conquistare pochi secondi dell’attenzione degli utenti, la campagna di The Odyssey suggerisce una lezione controintuitiva: non sempre vince chi comunica di più, ma chi riesce a controllare il ritmo con cui il pubblico scopre una storia. E voi che cosa ne pensate? Del film, ovviamente!!
